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a cura di Lions Club Arezzo Chimera

MUDAS - Museo Diocesano di Arte Sacra

a cura di Roberto Cecchi

MUDAS rappresenta l’espressione della vitalità religiosa e culturale del territorio aretino, ricco scrigno di preziose testimonianze artistiche. Il nucleo centrale della collezione è costituito da alcune opere selezionare per la Mostra d’arte sacra della Diocesi e della Provincia dal secolo XI al XVIII, che si tenne ad Arezzo nel 1950.

Nel 1256, il vescovo Guglielmino degli Ubertini si trasferì in questo edificio da lui fatto costruire di fronte alla prima cattedrale urbana di San Pietro maggiore. In questo Palazzo, nel 1276, fu ospitato papa Gregorio X, di ritorno dal secondo Concilio di Lione, il quale prima della morte avvenuta in città il 10 gennaio, donò 30.000 fiorini d’oro per la costruzione della nuova Cattedrale. Proseguendo nell’opera di trasformazione del Palazzo e a partire dal 1595 il vescovo Pietro Usimbardi ne promosse una radicale ristrutturazione per assimilare la sua dimora a quella dei palazzi signorili dell’epoca, affidando la decorazione a ‘fresco’ del piano nobile al pittore aretino Teofilo Torri. 

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Nelle sale ubicate al piano terra sono esposti tre grandi e rari crocefissi lignei, tra i più antichi della Toscana; seguono opere del XIV e del XV secolo in cui prevale il tema dell’Annunciazione, tra le quali si possono ammirare dipinti di Andrea di Nerio e del più noto Spinello Aretino, oltre un’insolita e straordinaria pala in terracotta, attribuita a Bernardo Rossellino e datata 1432. Di notevole interesse è l’affresco staccato, databile al 1480 con San Girolamo penitente di cui straordinariamente si conserva accanto la sinopia, opera di Bartolomeo della Gatta, il pittore più importante della toscana meridionale dopo Piero della Francesca. Il nucleo di opere vasariane è ben rappresentato dallo stendardo processionale eseguito da Giorgio Vasari per la Compagnia dei Peducci nel 1549 e costituito da due raffinatissime tele raffiguranti la Predica del Battista e il Battesimo di Gesù, un grande tondo databile al 1557, in origine un cielo da baldacchino in seta rossa, raffigurante la Madonna della Misericordia che ripete un’iconografia molto diffusa nell’arte aretina tra XV e XVI secolo.
É inoltre presente una collezione di prestigiose oreficerie, tra le quali emerge per importanza la famosa Pace di Siena, un’ opera di manifattura francese di grande raffinatezza e rarità in oro, smalti, pietre preziose e perle, donata da Papa Pio II Piccolomini alla cattedrale di Siena, che a sua volta la donò alla cattedrale aretina nel 1799 durante i moti anti francesi del Viva Maria.
La visita continua con le sale ubicate al piano nobile di Palazzo Vescovile, raffinato esempio di dimora signorile del XVI secolo, dove si possono ammirare le decorazioni a ‘fresco’ eseguite tra la fine del Cinquecento e gli inizi del secolo successivo dal pittore aretino Teofilo Torri, oltre alla prestigiosa quadreria vescovile con opere databili tra il XVI al XIX secolo, fino a giungere all’appartamento papale che ha ospitato, tra gli altri, Giovanni Paolo II e l’emerito Benedetto XVI.

Orari di visita
01/04 – 31/10: Tutti i giorni h10.00 -18.00 (ultimo ingresso 17.30)
01/11 – 31/03 (escluso periodo natalizio): Ve-Sa-Do h10.00 -13.30 e h 14.00 -17.00 (ultimo ingresso 16.30)

26/12 – 06/01 Tutti i giorni h10.00 -18.00 (ultimo ingresso 17.30)

Info e contatti

Piazza Duomo 1, Arezzo
Ufficio beni culturali diocesano
Tel: 0577286300 (Il call center è aperto da: Lunedì al Venerdì dalle 8.00 alle 17.00)
duomoarezzo@operalaboratori.com
https://www.duomoarezzo.it 

Giovane per nascita, il MUDAS Museum vanta la presenza di opere di grandi artisti cari al popolo aretino ed oggetti di uso liturgico e di venerazione, legati al sentimento religioso della Diocesi aretina. Il Museo presenta la sua raccolta nella nuova sede: le cinque sale del vecchio Archivio diocesano presso il palazzo vescovile. Il percorso offre un piccolo ma profondo excursus nella storia dell’arte dal XII sec fino ad oggi, comprendendo opere di Andrea di Nerio, Rossellino, Bartolomeo della Gatta, Giorgio Vasari e Giuliano Vangi.

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