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a cura di Lions Club Arezzo Chimera

Le Foreste Casentinesi

a cura di Roberto Cecchi

 

ringraziando i siti internet di:

Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Emilia Romagna Turismo, Wikipedia, Toscana.info,

Visit Tuscany, Regione Emilia Romagna Ambiente, Il bel Casentino, Discover Arezzo, Parks.it, Travel Emilia Romagna, isprambiente.gov.it, Appennino Romagnolo, Casentino

Entra e respira.  Lascia il resto in città:  qui non c’è clacson, smog o affari.

Qui, c’è solo la vita.

Ne avverti il profumo, ne percepisci i movimenti, la scopri sotto l’ultima delle foglie o tra i rami più alti, la senti scorrere nei rivoli d’acqua.

Se ti fermerai abbastanza la sentirai scorrere anche dentro te.

Un’atmosfera magica ai piedi dell’Appennino

È il parco più verde d’Italia ma d’autunno si tinge di mille colori: è uno dei luoghi migliori per ammirare il foliage, ovvero lo spettacolo delle foglie che si tingono di tutte le sfumature del rosso, giallo e arancione.

Boschi secolari e cascate fiabesche, splendidi borghi e mistici santuari sono i punti di forza di uno dei patrimoni forestali più importanti d’Italia: il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, uno dei 23 Parchi Nazionali in Italia; un parco giovane (istituito nel 1993), nell'Appennino tosco-romagnolo, dove l'area di tutela integrale di Sasso Fratino è insignita del Diploma delle Aree protette del Consiglio d'Europa; dal 2017 sia la Riserva naturale integrale di Sasso Fratino e le faggete vetuste ricomprese nel perimetro del parco, sono Patrimonio dell'umanità UNESCO all'interno del sito seriale Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe. Dal 2021 il Parco è stato poi inserito nella Green List della Unione Internazionale per la conservazione della Natura.

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è una delle aree forestali più incontaminate d’Europa, a cavallo tra la Toscana e l’Emilia Romagna. Qui vivono caprioli, cervi, daini, cinghiali e anche il lupo, che dopo una lunga assenza è tornato in anni recenti a popolare con successo quest’angolo di Appennino.

 “La biodiversità del Parco delle Foreste Casentinesi è qualcosa di complesso fatto di migliaia di specie animali e vegetali che interagiscono tra loro, ambienti che evolvono e altri che si perpetuano in centinai di anni. Riconoscere la biodiversità non deve essere solo per naturalisti e biologi specializzati, ma vorremo che sempre più persone godano della bellezza della natura e del piacere della scoperta".

La superficie del Parco si estende per oltre 38mila ettari e il paesaggio cambia tra un versante e l’altro: dolce quello toscano, ripido e accidentato quello romagnolo. Gli splendidi boschi nascondono eremi e monasteri, immersi nelle nobili e foreste, rimaste intatte nei secoli grazie alla lungimiranza di monaci e amministratori forestali: qui si trovano le antiche foreste del Granducato di Toscana, quelle che rifornivano di legname pregiato gli arsenali di Livorno e di Pisa, nonché l’Opera del Duomo di Firenze.

La Storia di questa area si perde nella notte dei tempi: vissuta fin dalla preistoria comprende il «Lago degli Idoli», il più importante sito archeologico etrusco del nostro Appennino. In epoca medievale l’attraversavano le vie percorse dai pellegrini - specialmente tedeschi - che superavano il crinale per il Passo Serra e scendevano per il Casentino diretti a Roma (vv. Arezzo incrocio di Pellegrini).

Dobbiamo riconoscere che una buona parte del territorio del parco è stato sottoposto a gestioni unitarie di lunga durata, che ne ha costituito probabilmente la fortuna. Nell’epoca feudale, furono alcune grandi famiglie comitali come i Guidi, e la presenza di forti entità religiose e amministrative come Camaldoli; quindi fu il dominio fiorentino, la Repubblica e la Signoria che gestirono in modo lungimirante, attraverso la laica Opera del Duomo di Firenze, fino ad arrivare all’epoca granducale e alla costituzione del Regno d’Italia, durante il quale anche il versante romagnolo del parco continuò ad essere parte della Toscana (la Romagna ha fatto parte, dal punto di vista amministrativo, della Toscana per quasi 500 anni: dalla metà del ‘400 fino all’avvento del Fascismo, la parte medio-alta delle vallate romagnole, con l’eccezione della valle del Montone dove si arrivava addirittura alle porte di Forlì, apparteneva amministrativamente alla Toscana, con ovvie conseguenze sulla cultura, sulla lingua, sull’arte, sulla cucina e perfino sul dialetto di queste terre di confine). Questo lembo di Appennino ha suggestionato vari Santi (Ellero, Romualdo, Francesco e Pier Damiani), scrittori, pittori e artisti in genere. Tra i più illustri visitatori del parco c’è senz’altro Dante, che celebrò la cascata dell’Acquacheta in un canto dell’Inferno. In epoca moderna Dino Campana, una voce originale nella poesia del ‘900, ha raccontato nei «Canti orfici» il suo viaggio a piedi da Marradi a La Verna. Tanti anche i pittori (da Mazzuoli e Fedi, autori di splendide vedute settecentesche, a Marchini, Lega fino ad alcuni illustri contemporanei) che hanno ritratto le nostre foreste, così come i viaggiatori stranieri che, in epoche in cui il viaggio era considerato un’esperienza di vita irrinunciabile, si sono innamorati del Casentino e delle sue ricchezze artistiche e storiche, delle foreste e degli eremi che vi sono incastonati, della maestosità del paesaggio. 

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