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a cura di Lions Club Arezzo Chimera
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Fortezza Medicea: dove, perché, come

Questo particolare punto della città, il Colle di San Donato, il più alto della zona, da cui si dipartivano i tracciati delle varie cinte murarie, è sempre stato il cuore strategico e militare del complesso difensivo di Arezzo

foto 1 - L'Aratore è il bronzo antico più famoso ritrovato ad Arezzo dopo la Chimera e la
l'Aratore di Arezzo, un mistero Etrusco ancora da svelare

premessa

I dati della storia di Arezzo in epoca proto-etrusca sono esigui; ma gli Etruschi diedero certamente la prima spinta urbanizzatrice e posero le basi per il futuro sviluppo dell'insediamento, non più semplice villaggio di pastorizia e stagionale transumanza, ma città. Già erano presenti popoli nel territorio tra le quattro valli, Valtiberina (da cui s'affacciavano genti di lingua indoeuropea come Umbri e Piceni), Casentino e Valdarno, e Valdichiana (Etruschi). La civiltà etrusca, attestata sin dalla fase più antica detta villanoviana nella prima età del ferro, in breve tempo assunse un ruolo di preminenza, mentre probabilmente le altre popolazioni furono inglobate, dando origine a quello che Giacomo Devoto definisce “un luogo d'incontro di correnti linguistiche e storico-culturali." Con gli EtruschiArezzo diventa città, anzi ‘lucumonia’ (vv Arezzo Etrusca).

Dove

L’antica Arezzo occupava l’area dei colli di San Pietro e di San Donato, dove oggi si può ammirare la Fortezza medicea. la sua prima cinta di mura in pietra era costituita da un quadrilatero rettangolare con un perimetro di circa due chilometri. Già un secolo dopo la popolazione era aumentata a tal punto da dover edificare una nuova, seconda, cinta muraria più possente ed estesa della prima: quattro- cinque chilometri (vv Cinte Murarie di Arezzo).

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Fin dai primi insediamenti abitativi, quindi, Arezzo sorge sul colle di San Donato e poi su quello di San Pietro e da qui si espande o si retrae, nelle varie epoche, sui declivi dei due colli e sulla piana circostante. Nel corso dei secoli Arezzo ha avuto varie strutture difensive (tra cui otto cinte murarie) che si sono evolute ed adattate alle tecniche belliche dei vari secoli. I secoli XIII e XIV rappresentano il periodo di massimo sviluppo urbanistico della città medioevale con la 7°cinta muraria:  fu costruita tra il 1317 ed il 1330 dal Vescovo Guido Tarlati, sempre facendo fulcro su quell’angolo a nordest del colle di San Donato, dove le sue mura si sovrappongono a quelle preesistenti del 1200 ed a tutte le precedenti (con pochi metri di differenza).  Sulla sommità della città sono sempre sorte costruzioni religiose, civili e difensive di grande importanza, formando nei secoli quella complessa stratigrafia totalmente scomparsa durante la costruzione dell’ultima Fortezza Medicea. La configurazione della parte sommitale della città vedeva presenti il Palazzo del Comune nella parte alta di via Pellicceria, il Palazzo del Popolo nell’attuale area del Praticino, oltre alla nuova Cattedrale (iniziata nel 1277 sul sito della chiesa di San Pier Maggiore) e ad una miriade di palazzi e di edifici di culto.

Nel 1319, fu costruito il Cassero di San Donato, che poi subirà gravi danni a causa delle rivolte cittadine contro il vescovo Guido Tarlati stesso;  Nel 1337 Pietro Tarlati detto Pier Saccone, vendette la città al Comune di Firenze e nello stesso anno i Fiorentini costruirono un sistema fortificato che permettesse loro il controllo sulla città: prevedeva il Cassero Grande, detto poi Cittadella, e il Casseretto o Cassero, sua intima difesa. La Cittadella era un vasto recinto fortificato che comprendeva quasi per intero l’attuale Fortezza Medicea, a nord-est correva lungo le mura tarlatesche, tagliava all’incirca a metà l’ellisse del Prato, virava nuovamente percorrendo via dei Palagi, poi scendeva verso sud ed ancora ad est intorno al Bastione del Belvedere. Al suo interno furono inglobati i due emblemi di quella che, fino ad allora, era stata la libera potenza civica: il Palazzo del Comune  con la sua Torre Rossa (in mattoni), ed il Palazzo del Popolo, oltre alle case dei Tarlati ed una serie di chiese (vv di seguito). Nello stesso 1343 gli aretini demolirono la fortezza, poi ricostruita nel 1344, ancora demolita nel 1384 dai francesi e ricostruita il 1398 dai fiorentini, tornati padroni della città. Ancora durante la rivolta del 1502 contro il dominio fiorentino gli aretini cercarono di abbattere la fortezza. La Repubblica di Firenze diede ordine però di ricostruirla 1503-8 secondo i principi della fortificazione alla moderna, affidando i lavori a Giuliano e Antonio da Sangallo. Questa fortezza (a forma trapezoidale e non pentagonale come l'attuale) venne però danneggiata intorno al 1530. L'attuale fortificazione è quella fatta costruire, rispettando in parte i disegni originali di Giuliano e di Antonio da Sangallo, tra il 1538 e il 1560 per ordine di Cosimo I de' Medici.

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Perché

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da 'La Cittadella Scomparsa'
di F. Paturzo e G. Brunacci

Abbiamo visto quante volte il popolo aretino si è ribellato ai propri governanti; sia per faide interne tra fazioni contrapposte (guelfi e ghibellini), già nell’epoca del Libero Comune; sia con rivolte delle classe sociali inferiori verso la nobiltà dominante (soprattutto durante la Signoria); sia quando si trattava di ribellioni all’oppressione del conquistatore di turno (ed abbiamo visto quanti ne abbiamo avuto). Ed il più delle volte le motivazioni del conflitto si sovrapponevano e si confondevano, allorquando ogni fazione cercava di portare dalla sua parte il popolo. Dopo circa duemila anni di storia siffatta, e soprattutto dopo gli ultimi trecento anni di continue sommosse, e di continui scontri con Firenze, ed in più tutto ciò proprio a cavallo della scoperta della polvere da sparo e della necessità di adeguare le vecchie fortificazioni, Cosimo I dei Medici decise di trovare il modo per impedire ad Arezzo di ribellarsi ulteriormente. Il giogo che impose alla città ed ai suoi abitanti fu veramente duro, dal nostro punto di vista crudele. Esso passava attraverso un forte impoverimento della città, anche per mezzo di tasse e gabelle sempre maggiori; attraverso la costruzione di strutture militari difensive ineguali fino ad allora; ed attraverso la cancellazione della identità cittadina, ottenuta radendo al suolo ogni simbolo della passata gloria o anche solo della passata autonomia: Il Duomo vecchio, l’Università, il Palazzo del Comune, il Palazzo del Popolo, tutta la città vecchia e tutte le roccaforti pregresse (che gli stessi aretini avevano più volte diroccato) vennero cancellati.

Come (a quale costo)

Volendo dare un’idea di ciò che è andato perduto per la costruzione della definitiva Fortezza Medicea, quando deliberatamente si decise di non lasciare memoria di ciò che una volta era presente in quel luogo, ci si affida al testo di Monsignor Angelo Tafi  (‘Immagine di Arezzo’, pg 268-272), cercando di schematizzare. Si elenca ciò che era contenuto nello spazio occupato dalla Fortezza e ciò che, nelle immediate prospicenze, è stato comunque abbattuto per creare spazio sufficiente intorno alla rocca militare

Iniziamo dal tessuto viario, fittissimo come in tutte le città medievali, per proseguire con le chiese ed i palazzi:

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da 'La Cittadella Scomparsa'
di F. Paturzo e G. Brunacci
  • Interrotta la Ruga Mastra, che attraversava il colle di San Donato sul percorso dell’antico Decumano maximo, una linea retta tra via di piaggia del Murello e via Ricasoli e via Guidoncelli e via Fonteveneziana;

  • interrotta ‘via Magio’, ossia il Cardo Major, tra via delle Gagliarde, via Fontanella, Piaggia di San Lorenzo, via di Pellicceria, e Via Pietramala e via Buonconte da Montefeltro.

  • Eliminate le Porte di S. Angelo, di S. Donato, di Montebono, Grilluzzi, con le vie che vi transitavano; spariti il Burgus sancti Angeli in Archaltis, Burgus Canfalconis, Arcus Sancti Philippi, P.za S. Salvatore ed altre vie, vicoli, piazze e piazzette.

  • la chiesa di S. Matteo, la chiesa di S. Salvatore (forse longobarda, nella cui piazza si era consumata nel 1303 una battaglia tra i sostenitori di Uguccion della Faggiola e quelli del podestà Ciapetta), la chiesa di S. Martino (forse di origine Franca, molto legata ad essa la famiglia Brandaglia-Guidoterni di S. Martino); la chiesa di S. Apollinare in Cittadella in Palchetto; la chiesa di S. Angelo in Archaltis; la chiesa di S. Leone; nonché probabilmente le chiese seguenti, di cui non si conosce bene il posizionamento: la chiesa di S. Ilario, quella di S. Gennaro, la canonica dei SS Filippo e Jacopo. La chiesa di S. Donato in Cremona, che aveva dato il nome al Colle di S. Donato ed al Cassero di S. Donato in Cremona, fu l’unica risparmiata e divenne la chiesa ufficiale della Fortezza medesima; fino all’arrivo dei Francesi di Napoleone nel ‘800. Essa si fregiava dei titoli di altri santi, come era uso fare quando delle chiese venivano abbattute: il nome del santo cui erano votate lo si passava ad una chiesa viciniora: in base a ciò nella zona della Fortezza in precedenza potevano esserci state la chiesa di S. Maria degli Angeli, di S. Matteo, di S. Benedetto, di S. Martino (già citata), delle SS Perpetua e Felicita, di S. Cecilia, di S. Cristina;

  • Passando a parlare dei Palazzi iniziamo da quello forse più grande, che era Palazzo Tarlati, della famosa famiglia di origine longobarda, da sempre guida della fazione Ghibellina, assieme agli Ubertini ed ai della Faggiola. Era un insieme di edifici turriti, dentro il muro di cinta della Cittadella ed a questo giustapposto, in contrada S. Biagio. Ancor più importanti gli edifici pubblici  principali: il Palazzo del Comune e Torre rossa, del ‘200, in cima a via di Pellicceria (più a nord del muro che oggi tronca la strada). al Suo lato venne costruita una alta torre in mattoni (descrizioni dal Vasari e dal Pasqui). Della fine del ‘200 il Palazzo del Popolo, sede del Capitano del Popolo, con resti ancora visibili in cima all’odierna via de’ Pileati; già compromesso dagli eventi della fine del ‘300 aretino e da allora in realtà abbandonato. Infine il Palazzone, dentro il Cassero o Casseretto

Fu creata una spianata con i ruderi delle case e palazzi e si colmò la sella tra il Colle di San Donato e quello di San Pietro, nonché si sopaelevò di vari metri l’interno della Fortezza.

Già allora, come avviene ancora oggi, tali opere pubbliche, anche quando rivolte a proteggere i conquistatori dalla stessa popolazione conquistata, vengono fatte sempre passare per opere di difesa cittadina e fatte pagare al popolo tramite tasse ad hoc istituite. Tasse che al termine dei lavori solitamente non vengono eliminate: in quel caso fu istituita una tassa sul sale, poi convertita in altre imposte ma mai veramente tolta.

All'inizio dell'Ottocento le truppe francesi tentarono di far saltare la Fortezza con le mine (gli effetti dell'esplosione sono ancora visibili sul fianco Ovest); nel 1868 venne restaurata una prima volta. La famiglia Fossombroni acquistò la Fortezza a metà dell'Ottocento, che poi, prima della fine del XX Sec. cedette al Comune. Fu adattata a giardino e passeggio per il pubblico con diversi lavori eseguiti nel periodo 1896-1904. All'interno di uno dei bastioni è stata rinvenuta fra il 1989 e il 1991 una porta della fortezza trecentesca (Tarlatesca), adorna di una statua di san Michele arcangelo, datata intorno all'inizio del XIV secolo, ora conservata nei musei della città.

Dopo un ultimo restauro, il 24 giugno 2016 la fortezza è stata riconsegnata alla città; nell'occasione, scavi archeologici hanno riportato alla luce i resti della chiesa di San Donato in Cremona, risalente all'anno 1000, e una mosaico relativo ad un edificio di epoca romana.

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La storia antica aretina è difficilmente leggibile, quindi, non solo per la perdita degli archivi pubblici e privati di cui si è fatto più volte menzione per incendi fortuiti o meno e per le deliberate distruzioni perpetrate da parte della Famiglia Medici di Firenze; ma anche perché circa 1500 anni della sua storia è archeologicamente stratificata sullo stesso luogo ed ogni nuova costruzione è andata distruggendo le precedenti. Ecco che pochi sono i resti etruschi, pochi anche quelli romani, ancor meno quelli dell’altro Medio Evo (Eruli, Goti, Longobardi). Con la costruzione dei liberi comuni si ebbero le contese tra guelfi e Ghibellini, interne alla città e tra le città toscane; con la nascita della Signoria a questa conflittualità più antica si aggiunge quella delle classi produttive agricole, artigiane e mercantili e del popolo minuto contro la nobiltà governante. Ad ogni conflitto cadeva una torre o una fortificazione difensiva. Poi si sono succedute le conquiste da parte dei Fiorentini e dei Francesi; tutte si sono accanite sulle medesime roccaforti, che nel tempo si chiamassero Cittadella, Cassero o Fortezza.

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