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a cura di Lions Club Arezzo Chimera
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Piazza Grande

a cura di Roberto Cecchi (contributi assunti da “Discover Arezzo”, da scritti di Ilaria Pugi, da “Visit Tuscany”, da “Arezzo.com”)

Quale socio di un Lions Club (questo sito è reso gratuitamente fruibile a tutti grazie ad una attività del Lions Club Arezzo Chimera), mi è capitato di ospitare ad Arezzo Lions di altre città o gruppi di giovani di altri paesi per quei soggiorni vacanza che i Lions organizzano con i programmi di scambi giovanili. In tali occasioni mi sono chiesto non solo 'cosa' mostrare della mia città, ma anche 'in quale ordine'. Il 'cosa' dipende molto dal tempo che l’ospite desidera mettere a disposizione per conoscere la città: si possono presentare 4 o 5 ‘cose’ o, come facciamo in questo sito, presentare centinaia di luoghi, strutture, storie, argomenti, … . 'In quale ordine' può essere invece influenzato dalla tipologia di ospite: sportivo, amante della musica, attratto dalla storia, amante della natura, appassionato di letteratura, … . E può anche essere influenzato dal tipo di immagine che uno vuole fornire della sua città; con un approccio più divertente, leggero, originale o più culturalmente profondo. In ogni caso rimangono sempre a mio avviso quelle 4 o 5 'cose' che in una tale presentazione non possono mancare. Una tra queste ‘cose’, ad esempio, è certamente il ciclo degli affreschi sulla ‘Storia della Vera Croce’ di Piero della Francesca.

Ma io probabilmente inizierei a parlare di Arezzo dal centro di ‘Piazza Grande’.

Un insieme imponente. Parola di viaggiatore.

“Dietro S. Maria della Pieve la splendida Piazza Grande: su di essa, l’abside della chiesa medesima, la graziosa facciata del palazzo della Fraternita, le logge del Vasari costruite nel 1573 dallo stesso artista, aretino di nascita, …costituiscono un insieme davvero imponente”

Con queste parole il francese Eugène Müntz, uno dei più grandi storici dell’arte dell’Ottocento, descriveva Piazza Grande durante un viaggio del 1897.

Riuscire a parlare del luogo più emblematico, più famoso, di Arezzo, sostanzialmente della sua 'Copertina', cercando di non essere banali, di trovarne angolazioni originali, aspetti singolari, curiosità mai raccontate, come vuole fare questo sito, è impresa quanto meno ardua, se non impossibile. Mi cimenterò in questo sorvolando su molte informazioni di dettaglio, e tentando di offrire prevalentemente sensazioni, impressioni, emozioni.

(Povero me!)

Getty images di Peter Adams

Da quando fu visitata da Eugène Müntz, quella che è considerata una delle piazze più belle d’Italia è cambiata molto, ma la combinazione di stili architettonici che sorprendeva i viaggiatori del Grand Tour, continua ancora oggi a lasciare senza fiato il turista.

Con nomi diversi nel corso dei secoli, come platea porcorum (il vasto spiazzo del mercato) e platea Communis, dal grande Palazzo Comunale che sorgeva sul punto più alto di essa (vv Fortezza Medicea: dove, perché, come), dopo molteplici modifiche ed aggiunte nel corso dei secoli, è in verità oggi non solo una delle più belle piazze d’Italia, ma anche una delle più caratteristiche: Il suo piano inclinato (in passato doveva esserlo ancora di più, adagiata sul fianco del Colle di San Donato e fin sopra l'attuale Praticino), la sua forma irregolarmente trapezoidale e i monumenti che vi si affacciano costituiscono una sintesi completa della storia dell’architettura toscana almeno dal 1200 al 1700. Dal centro della piazza, ruotando su se stessi, si attraversano i secoli: sulla parte meridionale del lato ovest l’abside della Pieve in stile romanico nasce su una chiesa già presente nel V° Sec, rimaneggiata fino al XIV° Sec. (come vedremo, ancora successivamente per alcuni dettagli) era affiancata sul lato sud all'inizio di via Seteria dall'antico vescovado, del 1100 circa, quando il Vescovo fino ad allora stanziante sulla collina del Pionta, fuori della città con tutta l'elite religiosa, fu richiamato dentro il recinto cittadino. Oggi il lato sud e quello est mostra caratteristiche abitazioni medievali (1200-1300), seppur con vari manieristici rifacimenti, tra le quali spiccano con le proprie torri, ad est il Palazzo Lappoli e a sud il Palazzo Cofani-Brizzolari. Il pozzo che si trova all'angolo sud-est, di fronte a via Borgunto, ornato di tetto a spioventi, è un rifacimento moderno di un originale del 1400. Sul lato nord possiamo ammirare l’imponente Palazzo delle Logge del Vasari, capolavoro architettonico di tardo '500 del grande artista aretino, il cui progetto fu commissionato per nascondere il vuoto lasciato dall’abbattimento dei palazzi simbolo del Comune medioevale. Le Logge sono considerate un’opera innovativa ed equilibrata, dalle linee semplici e dal porticato ampio e luminoso. Nel progetto furono previsti abitazioni e spazi pubblici fra cui un teatro, per 3 secoli il principale  della città fino alla costruzione del Teatro Petrarca, nella prima metà dell’800. E si torna sul lato ovest, zona settentrionale, ad ammirare la facciata del Palazzo della Fraternita dei Laici, nella quale si fondono tre epoche artistiche che vanno dal gotico al tardo-rinascimento; e in mezzo, tra il palazzo di Fraternita e la Pieve, il barocco del palazzo del Tribunale. Sull'angolo sud-ovest, non a caso il punto più basso della piazza, troviamo la ‘fonte pubblica’, progettata nei primi del '600, dove arrivava, tramite l’Acquedotto Vasariano, l’acqua proveniente dall’Alpe di Poti.

Con il suo mattonato rosso segnato da figure geometriche bianche e incorniciato da edifici di epoche diverse, Piazza Grande è il teatro degli eventi più sentiti dalla città, quali la Giostra del Saracino, la Fiera Antiquaria, la più antica e la più grande d’Italia (dal 1968); la Città del Natale.

Platea Porcorum e Platea Communis.jpg
Platea Porcorum/Communis
tra il 1822 ed il 1865
tra il 1865 e IL 1875
1782

Museo di Palazzo di fraternita

Le origini della piazza

Nell’alto medioevo, con la città quasi relegata nel colle di San Donato, dove oggi è Piazza Grande c’era, subito fuori le mura, un grande slargo inclinato utilizzato per il mercato, chiamato platea porcorum. Con l’ampliamento della cinta muraria cittadina, alla fine del XII secolo, l’area divenne una vera e propria piazza, la platea communis, dove ci si incontrava per scambi commerciali, parlare di politica, assistere a eventi.

Lungo il suo perimetro, molto più sviluppato di quello attuale, si trovavano come detto edifici importanti, come a sud il Palazzo Vescovile su via Seteria (XII°Sec.) e la Pieve di Santa Maria Assunta con la sua parte absidale. Il Palazzo del Comune fu realizzato nel 1232 e il Palazzo del Popolo del 1278 nella parte alta della grande piazza. Questi ultimi due non li vediamo più, perché subirono la mannaia medicea nel 1539, dato che ostacolavano la visuale, ma soprattutto il tiro dell’artiglieria, dalla costruenda fortezza. Nel XIV e XV secolo Piazza Grande continuò nella sua evoluzione con l’aggiunta di nuovi edifici pubblici e privati.

Da luogo del mercato durante l’età comunale, nel Rinascimento divenne il centro della vita civile della città.

Le Logge, magnifico sipario sulle glorie medievali

Il 19 luglio 1572 Giorgio Vasari venne incaricato dalla Fraternita dei Laici di progettare un nuovo edificio, il cosidetto Palazzo delle Logge, proprio allo scopo di fare da cortina, da sipario per tagliar fuori il centro vitale ormai diroccato della città medievale rappresentato dalle rovine del Palazzo del Comune e del Palazzo del Popolo. Il nuovo manufatto ridusse e modificò drasticamente l’assetto urbanistico della piazza, ma l’operazione raggiunse comunque un risultato di grande equilibrio, grazie alla semplicità delle linee architettoniche e alla luminosità del lungo porticato, a favorire il passeggio, peraltro vietato alla “plebaglia” (come curiosamente riportato su una lapide, copia dell’originale posta su un pilastro nel 1687); porticato sotto il quale si aprono gli ingressi delle antiche botteghe, con le caratteristiche spallette per l’esposizione dei prodotti. I lavori iniziarono nel 1573 ma l’anno dopo Vasari morì e la realizzazione venne terminata nel 1595. Nel 1670 si pensò anche di elevare un edificio simile nel lato opposto della Piazza, ma il Magistrato fiorentino negò il permesso.

Di fronte alle Logge, nel 1822 fu collocata la statua di “Ferdinando III di Lorena”, dal 1932 in cima a Piaggia di Murello.

Colonna infame o petrone

Al suo posto venne posizionato il “petrone”, ovvero una riproduzione della colonna infame alla quale in passato si legavano i condannati, per esporli alla berlina.

Il soprannome è derivato dalla base di pietra su cui la colonna è posta. Proprio in quella piazza Grande o magna platea come indicato sullo Statuto comunale comunale dell'epoca, in cui fra il ‘200 e il ‘300 si amministrava la giustizia in città. Sul vicino angolo nord-ovest si trovava il Palazzo del Tribunale, il cui ingresso è ancora oggi visibile accanto alla scalinata del Palazzo della Fraternita dei Laici, e la colonna infame era il luogo dove, persa l'abitudine di legare i condannati, i nunzi del comune comunque affiggevano le citazioni giudiziarie, contenenti gli inviti a comparire a giudizio per gli imputati non residenti in città o per i contumaci. La colonna inoltre rimaneva uno strumento per amministrare le condanne per reati minor: l'esposizione al pubblico ludibrio dei nomi degli imputati doveva servire come deterrente.

Un teatro per Arezzo

Trovandosi a Firenze al servizio di Cosimo I° de’ Medici, Vasari fu influenzato dal fermento culturale che, agli inizi del 1573, portò alla nascita anche del melodramma. Fu così che incluse nel palazzo delle Logge anche un teatro.

Il luogo per gli spettacoli cambiò più volte nome: Teatro Grande, Regio, Imperiale, dei Concordi e La Fenice. Nel 1867 cessò la sua attività, nel 1871 divenne Corte d’Assise e negli ultimi anni spazio polifunzionale per eventi espositivi e musicali.

La sede della Fraternita dei Laici, una mirabile fusione di stili

Spostandoci sul lato nord-occidentale della piazza, incontriamo la sede di un’istituzione sorta nella seconda metà del XIII secolo, che, da allora, è sempre stata un punto di riferimento sociale, assistenziale e culturale della città (vv Arezzo Solidale). I lavori iniziarono nel 1375, sospesi nel 1377 alla prima cornice sopra gli archi per mancanza di risorse; ripresi tra il 1395 e il 1396, con Spinello Aretino che affrescò il portale con il “Cristo in pietà tra Maria e San Giovanni dolenti”. Nel 1410 morì un ricco mercante aretino (Lazzaro di Giovanni di Feo Bracci), che lasciò tutto i suoi averi alla Fraternita e riprese la costruzione: nel 1433 Bernardo Rossellino, realizzò la facciata del secondo piano, con il meraviglioso bassorilievo della “Madonna della Misericordia con il Bambino, tra i protomartiri Lorentino e Pergentino”, affiancata da due edicole con le statue di “San Donato” e del “Beato Gregorio”. Nel 1461, con il ballatoio di Giuliano da Settignano, si giunse a una fusione straordinariamente armonica tra il già esistente impianto gotico ed il nuovo linguaggio rinascimentale.

Nel 1549, su disegno di Giorgio Vasari, venne inserito il campanile a vela che accolse l’orologio astronomico di Felice Salvatore da Fossato del 1552, ancora funzionante, uno dei più antichi e rari orologi astronomici d’Europa.

 

La facciata dell’ampliamento verso la pieve fu invece eseguita nella seconda metà del Seicento, dove, dal 1786 al 2008 fu allocata la sede del Tribunale. Negli ambienti rimasti liberi la Fraternita collocò in periodi differenti una libreria, una Scuola libera di disegno e modellatura e le raccolte di antichità e storia naturale. Dal 2010 il palazzo è sede museale (vv Museo del palazzo di Fraternita), arricchita anno dopo anno da tesori e sale tematiche. Tra le opere custodite alcune ci mostrano le trasformazioni della piazza nei secoli, come ad esempio il “San Rocco” di Bartolomeo della Gatta del 1479 e una settecentesca “Veduta di Piazza Grande”.

1377
1396
1433
1461
1549
1552
1479
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La Pieve, 'madre vegliarda' (don A. Tafi) del popolo aretino

Seppur con la facciata nella parte alta di Corso Italia, con la sua suggestiva abside la Pieve di Santa Maria Assunta è a tutti gli effetti un edificio di Piazza Grande. La chiesa battesimale urbana, presenta una storia particolarmente antica e travagliata per gli innumerevoli rifacimenti ed aggiunte nel corso dei secoli. Sede di una chiesa già tra il V° e il VI° sec, fu ricostruita nel IX° sec e ancora nel 1150 in stile romanico. Gli interventi proseguirono nel secolo successivo con i bassorilievi dei portali, il “Ciclo dei Mesi”, capolavoro scultoreo policromo, e la facciata suddivisa in un ordine inferiore di cinque arcate cieche, al quale si sovrappone lo spettacolare loggiato superiore a tre ordini. La torre campanaria, detta “delle cento buche”, venne ultimata nel 1330.

A partire dal Cinquecento cominciarono i rimaneggiamenti della chiesa (lo studio dei quali può far ben comprendere quanto sia variato nei secoli il concetto di tutela dei beni artistici: dall'ammodernamento ai tempi correnti, al manieristico rifacimento, fino all'odierno sforzo di mantenimento o restauro dell'opera originale). Ai secoli XVII e XVIII risalgono così i discutibili rifacimenti barocchi, a cui seguì il ripristino stilistico della seconda metà dell’Ottocento, per molti versi ancor più discutibile: i casi più emblematici di questi interventi arbitrari furono quelli alla cripta e all’abside duecentesca, senza dimenticare lo smantellamento della cappella gotica esterna che dava sulla piazza, quasi di fronte alla fontana del 1603, voluta dalla Fraternita dei Laici a compimento del nuovo acquedotto: la Fonte pubblica.

E’ una fontana neoclassica, nell'angolo sud-ovest della piazza, all'imbocco di via Seteria. La sua costruzione fu parte del più ampio progetto di realizzazione di un nuovo acquedotto per la città di Arezzo, promosso e finanziato a partire dal 1560 dalla Fraternita dei Laici, al fine di condurreun'opera di Misericordia Corporale, quale dare da bere agli assetati, infatti solo i palazzi nobiliari godevano di pozzi privati nel centro cittadino, gli altri residenti utilizzavano i pochi pozzi pubblici disponibili; e la necessità di ammodernare il sistema di approvvigionamento idrico, che soprattutto nei periodi estivi non riusciva a garantire una quantità di acqua adeguata ai bisogni della popolazione.

Nel 1560 il primo progetto per l'acquedotto fu preparato da Giorgio Vasari (acquedotto Vasariano) e prevedeva di sfruttare le pendenze collinari della città di Arezzo ed attraverso un traforo sul Colle della Fortezza e condotte per la maggior parte sotterranee, convogliare l'acqua dalla falda di Cognaia, sopra la città, fino al canale del Castro posto alla sua base. I lavori si conclusero nel 1603. Nella piazza saranno demolite alcune botteghe per creare lo spazio adeguato alla fontana, la cui inaugurazione avvenne il 18 maggio. Più avanti ne farà le spese anche la gotica già accennata Cappella del Volto Santo. Purtroppo La forma originale della fontana seicentesca è rimasta visibile solo in un dipinto nel Museo del Palazzo di Fraternita, poiché la fontana fu sostituita nel 1794.

L'aumento delle risorse idriche in città comunque migliorò la vita dei cittadini, che poterono utilizzare la fonte e il pozzo posti nella piazza, nonché il lavatoio pubblico e l'abbeveratoio dei cavalli di via sant'Agostino. Ma agevolò anche lo sviluppo dell'economia cittadina, facilitando le attività svolte nelle botteghe di artigiani e commercianti, e permettendo il funzionamento delle macine dei mulini per il grano che si trovavano in città.

L'ultimo restauro della fontana è fra il 2019 e il 2020.

Torri e merli che rimandano al medioevo

Il lato sud è contrassegnato dal quattrocentesco Palazzo Cofani-Brizzolari e dalla possente torre attigua del XIII secolo, detta Faggiolana, dal nome del condottiero ghibellino Uguccione della Faggiola, podestà di Arezzo dal 1292 al 1295 che la abitò. Durante il Ventennio del ‘900 venne restaurata e merlata nell’ambito del revival stilistico neomedievalistico, ancora più evidente in vari edifici del lato est. Tra tutti il trecentesco Palazzo Lappoli e la vicina torre duecentesca, anch’essa rialzata e merlata.

Prima di salire per piaggia San Martino, non perdetevi l’ultima sosta di fronte alla casa resa famosa dalla scena della chiave che cade dall’alto nel film Oscar “La vita è bella” di Roberto Benigni.

Eventi

Piazza Grande è dall’inizio del XX° Sec. sede di importanti eventi e di una famosa rievocazione storica: in occasione della Giostra del Saracino, l'aspetto della piazza cambia completamente. Per l'occasione ospita i quattro quartieri cittadini, con le rappresentanze delle famiglie nobili, delle istituzioni comunali e del contado medievali. Vuole essere simulazione di un esercizio di addestramento militare, in cui gli aspiranti cavalieri devono colpire un fantoccio dalle sembianze di un principe saraceno (principale nemico dell'occidente cristiano).

La Fiera antiquaria di Arezzo si svolge da più di quaranta anni nel borgo medievale della città, facendo perno in questa Piazza, ogni primo fine settimana di ogni mese. ospita centinaia di stand d'antiquariato che espongono mobili, argenteria, ceramiche, stoffe e oggetti di ogni genere. E' la più antica e la più grande fiera antiquaria d'Italia

Una piazza da vivere

Negli ultimi anni, dopo i tanti sforzi profusi da istituzioni ed associazioni per rivitalizzare Piazza Grande (il rinnovamento del mattonato del 2009, il restauro delle arcate delle logge e il rifacimento della terrazza in travertino della Fraternita dei Laici del 2019 e il recupero della fontana del 2020, la nascita del museo del Palazzo della Fraternita e della Casa della Musica), la piazza, da meta imprescindibile dei turisti ma poco frequentata dagli aretini, è effettivamente tornata a nuova vita, nuovamente punto di incontro anche dei cittadini, con tanti locali dove accomodarsi per un caffè o un thè, per uno snack o un pranzo o cena; e con nuove iniziative come “Arezzo Città del Natale” .

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